L'eurodeputato del Partito Democratico Stefano Bonaccini ha condiviso sui social una fotografia manipolata del vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, ritratto con un cappellino in stile MAGA, il copricapo associato al movimento del presidente statunitense Donald Trump. Didascalia del post: Tajani non è mai stato trumpiano. Il post è stato rimosso dopo la richiesta del partito di Tajani, ma Bonaccini non si è scusato e ha anzi difeso la decisione di cancellarlo.
L'immagine riprendeva un episodio reale ma alterato. Lo scorso febbraio, al Board of Peace di Washington, Tajani aveva ricevuto in dono un cappellino di quel tipo. Il montaggio circolato sui social, pubblicato dopo la sconfitta del fronte trumpiano nelle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, collocava però l'oggetto sul capo del ministro in modo da suggerirne un'adesione politica che la fotografia originale non documenta.
La vicenda ha assunto una dimensione più ampia dopo che il gruppo di hacker di matrice russa avrebbe preso di mira i dati di Tajani, offrendo ricompense. Gli attacchi, secondo quanto riportato, sono collegati alla posizione del ministro, favorevole all'Unione europea e al sostegno all'Ucraina. Il legame tra la polemica sull'immagine e le campagne di disinformazione rivolte a esponenti europeisti è dunque uno dei punti sollevati nel dibattito.
All'interno del Pd, la critica pubblica è arrivata da una sola figura di peso, il senatore Filippo Sensi, che ha censurato il post. Anche Pina Picierno, già esponente del Partito Democratico, ha invitato Bonaccini a chiedere scusa. La segretaria Elly Schlein ha espresso solidarietà a Tajani, senza però rivolgere critiche esplicite a Bonaccini.
Sul versante istituzionale, la premier Giorgia Meloni ha condannato la circolazione di immagini false da parte di esponenti dell'opposizione. Forza Italia ha inviato lettere alla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e alla delegazione del Pd a Strasburgo, chiedendo le scuse di Bonaccini e una posizione chiara del partito. Al momento la questione delle scuse resta aperta, e il Pd non ha ancora formalizzato una presa di posizione complessiva.
La polemica si intreccia con la campagna elettorale in corso. Matteo Perego, esponente di Forza Italia, è candidato a sindaco di Milano, e la vicenda è letta anche in questo quadro politico. Il caso resta comunque circoscritto alla questione della manipolazione di un'immagine e alle sue conseguenze nel rapporto tra i partiti.
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