Un video che risale al periodo in cui Giuseppe Conte guidava il governo è tornato a circolare sui social network e riporta al centro del dibattito le sue parole su Donald Trump. Il quotidiano Libero ha dedicato al filmato un articolo critico nei confronti dell'ex presidente del Consiglio, sostenendo che le sue dichiarazioni passate contraddicano le posizioni assunte oggi.

Nel filmato Conte, all'epoca premier, viene ripreso durante l'incontro con Trump alla Casa Bianca. In quell'occasione il leader del Movimento 5 Stelle definì sia il governo italiano sia quello statunitense «governi del cambiamento». Secondo le ricostruzioni riportate, Trump avrebbe anche chiamato Conte «Giuseppi», un soprannome che negli anni successivi è spesso riemerso nelle polemiche politiche.

La clip è riapparsa online dopo i risultati delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, quando i democratici hanno conquistato il controllo del Congresso. Diversi utenti di orientamento progressista hanno commentato con soddisfazione la sconfitta repubblicana, e la pagina Instagram «Poveri comunisti» ha ripubblicato il video accompagnandolo con un commento ironico. Nel tempo Conte ha anche criticato i legami della premier Giorgia Meloni con Trump, un elemento che rende il confronto tra le sue posizioni di allora e quelle attuali particolarmente sensibile sul piano politico.

Sul fronte statunitense, il voto di midterm ha avuto anche ripercussioni interne all'amministrazione. Secondo quanto riportato dall'agenzia AGI, i democratici hanno ottenuto il controllo del Congresso, un risultato che ha segnato una battuta d'arresto per il partito del presidente. Trump ha attribuito la sconfitta a consiglieri e collaboratori, tra cui Susie Wiles, capo di gabinetto della Casa Bianca. Il presidente ha poi rimosso Wiles dall'incarico e l'ha sostituita con Stephen Miller, figura di primo piano nell'area più radicale del movimento MAGA.

Secondo il New York Times, Miller spinge per un ampio ricorso ai poteri esecutivi e per una linea dura sull'immigrazione, e sarebbe poco incline a trattare con i democratici sul tema del controllo parlamentare. La sua priorità dichiarata sarebbe ricompattare una coalizione repubblicana divisa. Axios riferisce che Trump non avrebbe licenziato Wiles, ma l'avrebbe criticata pubblicamente, mentre la stessa Wiles sarebbe pronta a lasciare l'incarico senza opporsi. Alcuni alleati di Miller indicano inoltre la guerra con l'Iran come un elemento di debolezza politica, mentre Trump attribuisce la sconfitta del partito all'aumento dei prezzi del petrolio e ai fallimenti al Senato.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.