Il presidente del Partito democratico Stefano Bonaccini ha pubblicato e successivamente rimosso sui social una fotografia manipolata che ritrae il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani con indosso il cappellino «Make America Great Again» del presidente statunitense Donald Trump. Nell'immagine compariva la scritta «Mai stati trumpiani», un messaggio che richiamava le posizioni dei partiti moderati italiani. Il post è stato cancellato, ma la polemica politica è esplosa nelle ore successive.

Forza Italia ha chiesto a Bonaccini di rimuovere il contenuto e di scusarsi pubblicamente. Il portavoce del partito Raffaele Nevi ha definito l'episodio un punto basso del confronto politico, sostenendo che la diffusione di una foto falsa ai danni di un esponente istituzionale non sia accettabile. Nevi ha inoltre collegato l'accaduto alle minacce rivolte a Tajani, che vive sotto un regime di protezione, e ha ricordato la posizione del ministro degli Esteri contraria all'abolizione della pena di morte. Gli azzurri hanno approfittato della vicenda per attaccare la segretaria del Pd Elly Schlein e per mettere in discussione la nuova linea del partito.

La premier Giorgia Meloni ha espresso una condanna generale nei confronti della circolazione di immagini manipolate da parte di esponenti politici, senza citare direttamente il caso Bonaccini. Il dibattito si è inserito in un clima già teso, in cui anche esponenti dell'opposizione sono stati criticati per aver diffuso immagini false. Secondo quanto riportato dall'agenzia Adnkronos, il tema della disinformazione attraverso foto alterate ha coinvolto più schieramenti.

Bonaccini, dal canto suo, ha rimosso il post spiegando che si trattava di un meme ironico. Nel suo intervento ha fatto notare che lo stesso Tajani aveva indossato il cappellino durante alcuni eventi pubblici, un argomento con cui ha cercato di ridimensionare la portata del gesto. Il presidente del Pd non ha tuttavia presentato delle scuse, scelta che Forza Italia considera insufficiente.

Nella giornata è intervenuto anche il senatore dem Filippo Sensi, che ha invitato a chiudere l'episodio esprimendo solidarietà a Tajani. Il riferimento è a un contesto più delicato: secondo quanto emerso, il ministro degli Esteri sarebbe stato preso di mira da hacker russi, che avrebbero diffuso sul dark web dati personali riguardanti anche alcuni familiari. Anche Meloni e altri esponenti politici hanno espresso vicinanza a Tajani per l'attacco informatico. Sensi ha collegato questo sfondo al nuovo pacchetto di aiuti all'Ucraina, sostenendo che il clima di tensione internazionale renda necessario abbassare i toni dello scontro interno.

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Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.