Il governo guidato da Giorgia Meloni aveva indicato Trifone Altieri, detto Nuccio, deputato della Lega, come presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, l'Anac. La designazione ha innescato una forte reazione delle opposizioni, che l'hanno considerata contraria alla legge. Alla fine lo stesso Altieri ha rinunciato alla candidatura, chiudendo la controversia.
Sei forze politiche, il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, +Europa e Azione, hanno inviato una lettera congiunta alla presidente del Consiglio. Nel documento chiedevano di ritirare immediatamente la designazione. Le opposizioni sostenevano che la nomina fosse in contrasto con la normativa e reclamavano un percorso istituzionale trasparente, con l'individuazione di una figura non legata ad alcun partito. I firmatari si sono impegnati a non sostenere candidature prive di indipendenza e imparzialità, requisiti considerati essenziali per guidare un'autorità che vigila sulla corruzione nella pubblica amministrazione.
Il nodo centrale della vicenda riguarda la compatibilità tra il ruolo di parlamentare in carica e la guida di un'authority indipendente. Inizialmente il governo aveva difeso la scelta, rivendicando la legittimità del potere di nomina dell'esecutivo. Palazzo Chigi aveva inoltre fatto sapere che le questioni di incompatibilità erano state verificate ed escluse, e che le forze di opposizione erano state consultate in via informale prima della decisione. La stessa linea difensiva non ha però convinto le opposizioni, che hanno contestato nel merito la valutazione sull'incompatibilità e la sua conclusione.
Il quadro istituzionale aiuta a capire perché la nomina abbia suscitato tanta attenzione. L'Anac è l'autorità nazionale chiamata a prevenire la corruzione e a vigilare sulla trasparenza nella pubblica amministrazione e nei contratti pubblici. Per questo la scelta del suo presidente non è un passaggio puramente amministrativo: il vertice dell'Autorità deve poter operare con indipendenza dagli indirizzi politici del governo e dei partiti. È su questo punto che le forze di opposizione hanno fondato la richiesta di un iter istituzionale aperto, capace di individuare un profilo super partes.
Alla fine la vicenda si è chiusa con il passo indietro di Altieri. Palazzo Chigi ha confermato il ritiro della candidatura e ha ringraziato il parlamentare per la disponibilità dimostrata. Le ragioni della rinuncia sono state presentate come una valutazione di opportunità politica, non come l'esito di un accertamento giuridico sull'incompatibilità. Il ritiro lascia dunque aperta la questione di fondo sulla correttezza della procedura seguita. Al momento non è stato indicato un nome alternativo per la presidenza dell'Anac, incarico di rilievo nel sistema di prevenzione della corruzione italiano, e la scelta del successore resta da definire.
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