Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, è stato indicato per formare il prossimo governo di Israele. Il presidente Isaac Herzog gli conferirà formalmente il mandato nella giornata successiva, come riportato l'8 novembre 2026. Per governare Eisenkot dovrà ottenere il sostegno di almeno 61 dei 120 membri della Knesset, un obiettivo tutt'altro che scontato in un panorama politico frammentato.
Nel corso delle consultazioni, Eisenkot, che guida il partito Yashar, ha raccolto il sostegno di 67 seggi, contro i 46 attribuiti a Benjamin Netanyahu. Il generale in pensione, 66 anni, ha dichiarato che farà «tutto il possibile» per rispondere al compito affidatogli e ha invocato un governo di emergenza nazionale. Il suo profilo è quello di un uomo sobrio e poco incline alla visibilità mediatica: risponde con frasi brevi, evita le interviste alla stampa internazionale ed è meno a suo agio in inglese.
Il programma che ha illustrato punta anzitutto a ricomporre le fratture che, secondo lui, hanno segnato il lungo mandato di Netanyahu, e a restituire a Israele il prestigio internazionale. Eisenkot ha promesso di intervenire con fermezza contro i coloni della Cisgiordania che attaccano palestinesi e giornalisti, definendo questi episodi «terrorismo ebraico». Sul piano politico rifiuta la creazione di uno Stato palestinese, posizione che lo colloca a destra di Netanyahu su questo punto. Sostiene inoltre l'insediamento in Cisgiordania solo sotto la legge israeliana.
Sul fronte di Gaza, Eisenkot si è posto l'obiettivo di porre fine al dominio di Hamas entro 18 mesi, attraverso un piano di cessate il fuoco o con operazioni militari. Tra le sue priorità figura anche un'inchiesta nazionale sui fallimenti della sicurezza che precedettero l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Il futuro governo, se si formerà, intende inoltre ridurre le esenzioni dal servizio militare per gli studenti delle yeshiva e introdurre una legge sul servizio nazionale universale.
Il generale è noto anche per aver ideato, nel 2006, durante la guerra in Libano, la cosiddetta dottrina Dahiya, che prevede bombardamenti pesanti sulle aree abitate. Il figlio Gal e due nipoti sono morti in combattimento a Gaza, un tratto che gli ha garantito ampio rispetto nell'opinione pubblica israeliana. Di origine ebraico-marocchina, Eisenkot sarebbe il primo premier israeliano di origine sefardita.
Eisenkot ha inoltre dichiarato che rafforzerà i diritti della comunità LGBTQ+ e si è impegnato a tutelare l'indipendenza della magistratura, lo Stato di diritto, i diritti delle minoranze e la libertà di stampa. Resta però l'incognita principale: non è ancora chiaro se riuscirà a mettere insieme una coalizione di 61 seggi in un parlamento diviso. La formazione del governo dipenderà dunque dalla capacità di trovare alleanze in un quadro politico ancora aperto.
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