Il corteo promosso dal centro sociale Askatasuna a Torino ha portato in piazza circa tremila persone, un numero nettamente inferiore rispetto alle mobilitazioni dei mesi scorsi. La manifestazione si è svolta senza scontri con la polizia e senza cori contro le forze dell'ordine. Il bersaglio politico dichiarato dei partecipanti è stato il governo guidato da Giorgia Meloni, con richieste esplicite di dimissioni.
Il corteo è stato aperto da un trattore con uno striscione che chiedeva soldi e dignità. Tra i temi della giornata figurano il costo della vita e l'opposizione al riarmo. Su corso San Maurizio alcuni manifestanti hanno bruciato simbolicamente delle bollette delle utenze, gesto che ha accompagnato la protesta contro il peso delle spese quotidiane sulle famiglie. La sfilata ha mantenuto un tono pacifico per tutto il percorso, senza episodi di tensione segnalati lungo il tragitto.
La mobilitazione arriva pochi giorni dopo un'operazione giudiziaria che ha colpito l'area del centro sociale. Tre giorni prima del corteo sono state disposte sedici misure cautelari legate agli scontri del 31 gennaio. Tra i destinatari c'è Stefano Millesimo, 27 anni, che secondo l'accusa avrebbe orchestrato gli incidenti ed è stato posto agli arresti domiciliari. Nell'inchiesta compaiono anche Nicolò Araldi e Ferdinando Gentile, anch'essi indicati dagli investigatori come parte del quadro accusatorio.
Tra le contestazioni figura il tentativo di omicidio in relazione a un blindato dato alle fiamme con un agente all'interno. Gli scontri di gennaio hanno causato il ferimento di 103 poliziotti e danni per circa 283mila euro. Un'altra leader dell'Askatasuna, Sara Munari, si trova già da settimane agli arresti domiciliari, circostanza che rende la vicenda giudiziaria più ampia rispetto ai soli provvedimenti dei giorni scorsi.
Durante la giornata ha preso la parola anche Brahim Baya, che a Porta Palazzo ha richiamato la causa palestinese e ha attaccato esponenti del governo. Le sue parole hanno aggiunto al corteo un tema internazionale, accanto alle rivendicazioni economiche e sociali. Nel frattempo resta occupato il Campus Einaudi, dove le lezioni sono state spostate online per circa 17mila studenti. La Regione ha offerto spazi alternativi per la didattica e si chiede al rettore di riaprire gli edifici, mentre la questione divide la comunità universitaria.
A sostegno dell'occupazione si è mosso anche il corpo docente e amministrativo: un documento sottoscritto da quasi duecento persone tra docenti e personale universitario esprime appoggio alla protesta. Il quadro che emerge è quello di una mobilitazione ridotta nei numeri, ma ancora capace di incidere sulla vita dell'ateneo e di tenere aperto il confronto con la magistratura. Secondo una cifra citata nel servizio, ma non verificata in modo indipendente, il costo del dispositivo di sicurezza per ogni manifestazione si aggirerebbe intorno ai centomila euro.
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