Francesco Moser, una delle figure più importanti della storia del ciclismo italiano, si racconta in una lunga intervista nella sua tenuta di Trento. Oggi 75enne, l'ex campione dice di aver pedalato per circa un milione di chilometri nel corso della vita, una stima personale che non è stata verificata. Ora, però, ha smesso di usare la bicicletta tradizionale e si muove esclusivamente con una bici elettrica, con la quale percorre circa 5.000 chilometri all'anno.
Moser vive dal 1988 al Maso Villa Warth, a Gardolo di Mezzo, dove la famiglia gestisce anche un'azienda vinicola che produce circa 180.000 bottiglie all'anno. L'attività è oggi nelle mani del figlio Carlo e del nipote Matteo. Nato a Palù di Giovo il 19 giugno 1951, Moser è uno dei dodici figli della famiglia e il suo nome è legato a una carriera professionistica durata dal 1973 al 1988.
Nel corso della carriera ha conquistato 273 vittorie, un primato per un corridore italiano. Tra i successi più prestigiosi figurano un Giro d'Italia, tre Parigi-Roubaix e il titolo mondiale su strada. Nel 1984 tentò anche il record dell'ora a Città del Messico, fissando il tempo di 51,151 chilometri. Nel racconto dell'intervista ricorda anche un episodio dell'infanzia, una caduta da tre metri di altezza in età prescolare, dalla quale uscì illeso.
Uno dei passaggi più discussi riguarda la rivalità con Giuseppe Saronni. Moser sostiene che il rivale vincesse soprattutto contro avversari non di primo livello, un giudizio che ha il tono di una valutazione personale e che non trova conferme nei dati dell'intervista. Sul piano dei campioni attuali, Moser considera Tadej Pogačar più forte in salita, mentre per numero di vittorie giudica al momento superiore Eddy Merckx.
Nel commentare il ciclismo italiano di oggi, l'ex corridore lamenta la scarsità di sponsor e l'assenza di un leader per le classiche. Porta a esempio il budget della squadra degli Emirati Arabi Uniti, che supera i 50 milioni di euro annui, una cifra che evidenzia il divario economico con molte formazioni italiane. Moser ricorda anche che, nelle corse a tappe, le squadre sono oggi limitate a tredici corridori, e che la sua partecipazione al Tour de France si fermò a una sola edizione.
Quanto al ritiro, avvenuto nel 1988, Moser spiega di aver smesso per esaurimento mentale più che fisico. Le sue parole offrono uno sguardo personale su una carriera lunga e su un ciclismo che, secondo lui, è cambiato profondamente rispetto a quello in cui ha gareggiato.
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